L'Economato | Nobile Contrada dell'Oca

Nobile contrada dell'Oca

L’Economato

Avrò avuto cinque o sei anni quando entrai nell’Economato di Contrada per la prima volta, ne fui subito affascinata,inebriata da un profumo di cuoio misto a velluto che mi fece capire di essere entrata in un posto quasi “magico“.
Girando per quel grande stanzone ,guardando i mastodontici armadi di legno che custodivano i gioielli più preziosi della contrada, le monture, mi sono sempre domandata cosa direbbero se potessero parlare o cosa racconterebbero quelle vesti del sudore che hanno sopportato o delle lacrime che hanno asciugato oppure delle chiacchiere segrete fatte dalle Dirigenze che si sono susseguite negli anni; i grandi armadi di legno, alti fino al soffitto custodivano non solo le monture del giro e del Palio, ma anche tamburi bandiere e calzamaglie, ma c’era un armadio vicino alla finestra di destra che veniva aperto solo per il giro perché conteneva gli argenti tra cui la brocca e il piatto che il Governatore usava ed usa per battezzare gli Anatroccoli; ebbene su questi argenti c’è una leggenda, tutte le volte che si nominava il Sor Ettore Fontani, questa brocca cadeva, sicuramente era messa male e siccome il pavimento ballava, perché poco stabile ,era facile che cadesse, ma per tutti era il Sor Ettore che faceva sentire la sua presenza.
Tutti custodi che si sono alternati da Lallo a Ferruccio e ora Rodolfo hanno sempre raccontato che tutto il palazzo dell’economato era “vissuto”; sì le tre figure principali della nostra Contrada, si aggirano ancora per quelle mura e salgono ancora quelle scale custodendo quei locali. Si dice che Santa Caterina stia “in casa sua“ nell’Oratorio e si allunghi per il museo, qualcuno ha anche sentito i tuoi passi una sera d’estate a chiusura della chiesa ; il Prete Bani invece arriva fino alla vecchia stanza del Governatore e poi c’è il Sor Ettore che gira dappertutto ma soprattutto nell’Economato. Sicuramente sono leggende, credenze popolari di un popolo che vorrebbe avere ancora tra di se queste tre figure che hanno fatto divenire l’Oca LA CONTRADA, aprendo quegli armadi grandi di legno entravi in un’altra dimensione, tipo le cronache di Narnia, e guardando le montature rivedervi gli Alfieri o il tamburino girare fiero impettito solo perché aveva la montura addosso e la cosa bella che questo non è cambiato quando nel 2013 fu rinnovato l’Economato, anche adesso quando apri i candidi e grandi armadi puoi sentire ancora l’odore di cuoio e velluto e vedi ancora Alfieri e tamburini che fieri si vestono. Se chiudi gli occhi rivedi i momenti della vestizione il giorno del Palio, gli abbracci con gli Alfieri e il tamburino, la cui tensione si taglia con il coltello, vedi il rientro della comparsa da piazza dopo il Palio che si spoglia bestemmiando per la carriera persa , ma vedi anche monturati che si abbracciano e piangono a Palio vinto, vedi il custode che senza aspettare lo scoppio del mortaretto prende il fascio di bandiere e corre per Santa Caterina portandole ai contradaioli in piazza.
Rivedi una contrada e ti senti parte di un qualcosa che chi non è di Siena non può capire, in quel momento capisci di essere fortunato e ti senti fiero di essere nato a Siena e di essere di FONTEBRANDA.
Caterina Manganelli

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