Arte della Lana
🎧 Si consiglia l'uso delle cuffie
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Questo segmento del percorso intende testimoniare la continuitĂ degli antichi mestieri degli ocaioli come segno di identitĂ culturale e sociale che ha contraddistinto la gente di Fontebranda, impegnata fino alla metĂ del Novecento in queste attivitĂ lavorative. Queste antiche tecniche sono testimoniate da alcuni pannelli didattici con gli strumenti e le varie attrezzature in uso per molti secoli.
Nei primi decenni del Quattrocento stava nascendo a Siena una vera e propria manifattura dei tessuti di seta, dovuta alla volontà di creare nuovi sbocchi all’economia locale in modo da sottrarsi alla continua emorragia di capitali che uscivano dalla città per l’acquisto di questi generi di lusso – addirittura anche per confezionare il drappellone del Palio – presso i maggiori centri produttivi italiani come Lucca o Firenze.
Infatti, dopo anni di contrasti e di lotte, soprattutto con i mercanti fiorentini, la produzione e la manifattura senese riuscirono faticosamente a crescere, tanto che in un documento del 21 novembre 1461 si parla chiaramente dell’esistenza di una “Università dell’Arte della Seta”, con rettore e camarlengo, che più tardi avrebbe raggiunto una propria configurazione autonoma rispetto alla Mercanzia, cioè la corporazione generale dei mercanti senesi.
La sede dell’Arte della Lana e della Seta era ubicata ai confini del territorio dell’Oca, mentre i laboratori erano distribuiti lungo le strade di Fontebranda e uno di questi era proprio quella che fu la tintoria di Jacopo Benincasa, padre di Santa Caterina.
Sulla parete di fondo di un ambiente voltato in arenaria, recuperato durante i restauri del 1995, si trova una grande riproduzione di un disegno acquerellato raffigurante gli edifici del piano di Fontebranda alla fine del Seicento, realizzato dallo Scrittore maggiore dell’ospedale di Santa Maria della Scala, Girolamo Macchi.
Sulla parete di uno di questi ambienti si trova anche una testimonianza riguardante un Palio particolarissimo, corso in Etiopia il 17 aprile 1938 durante la guerra e vinto dall’Oca. Un gruppo di giovani legionari senesi che si trovava nel villaggio di Ambaciara, definita “la Siena d’Etiopia”, per mitigare la mancanza di casa, di Siena e del Palio, decisero di “truffare la nostalgia” organizzando un Palio.
Furono rispettate, per quanto possibile, tutte le regole, dall’estrazione delle Contrade all’assegnazione dei cavalli, in questo caso muli dell’esercito, alla corsa, vinta appunto dall’Oca. Di questa commovente testimonianza dell’amore dei senesi per il Palio si conserva il piccolo drappo di tela dipinto con tanto impegno come se si trattasse di un vero drappellone per Piazza del Campo.
Nello stesso locale si trovano inoltre due opere dello scultore Massimo Lippi: una raffigurante una rosa, simbolo dell’ardimento mostrato dai giovani di Fontebranda in occasione della battaglia di Ponte a Rosaio il 30 maggio 1186; l’altra è un coltello dorato che richiama uno degli strumenti usati dagli sgrascini, gli uomini addetti alla macellazione che si svolgeva nel piano di Fontebranda, come tutte le altre attività legate all’Arte della Lana.
This section of the tour traces the continuity of the traditional crafts of the Ocaioli, reflecting the cultural and social identity that characterised the people of Fontebranda, who remained engaged in these occupations until the mid-twentieth century. These ancient techniques are illustrated through a series of educational panels displaying the tools and equipment that were used for centuries.
In the first decades of the fifteenth century, Siena saw the emergence of a silk-weaving industry, driven by the desire to create new opportunities for the local economy and stem the continual outflow of capital from the city spent on purchasing luxury goods—even the silk used to make the Palio banner—from major Italian production centres such as Lucca and Florence.
After years of disputes and struggles, particularly with Florentine merchants, Siena’s silk production and manufacturing industry gradually succeeded in establishing itself. This growth is reflected in a document dated 21st November 1461, which explicitly mentions the existence of a “University of the Art of Silk,” headed by a rector and a treasurer. The organisation would later acquire an autonomous status distinct from the Mercanzia, the guild representing Siena’s merchants as a whole.
The headquarters of the Wool and Silk Guild were located on the boundaries of the territory of Oca, while its workshops were distributed along the streets of Fontebranda. One of these was the dyeing workshop of Jacopo Benincasa, Saint Catherine’s father.
On the far wall of a sandstone-vaulted room, uncovered during the restoration works of 1995, is a large reproduction of a watercolour drawing depicting the buildings of the Fontebranda area at the end of the seventeenth century. The drawing was made by Girolamo Macchi, the senior scribe of the Hospital of Santa Maria della Scala.
On the wall of one of these rooms you can also see a remarkable testimony to a very unusual Palio, held in Ethiopia on 17th April 1938 during the war and won by Oca.
A group of young Sienese legionnaires stationed in the village of Ambaciara, known as “the Siena of Ethiopia,” decided to “cheat nostalgia” by organising a Palio to ease their longing for home, Siena, and the race. As far as possible, all the traditional rules were observed, from the drawing of the Contrade to the allocation of the horses—in this case, army mules—and finally the race itself, which was won by Oca.
This moving testimony to the Sienese people’s enduring love for the Palio is preserved in the form of a small painted cloth banner, made with great effort as though it were a genuine drappellone destined for Piazza del Campo.
The same room also houses two works by the sculptor Massimo Lippi. One depicts a rose, a symbol of the bravery shown by the young men of Fontebranda during the Battle of Ponte a Rosaio on 30th May 1186. The other is a gilded knife, recalling one of the tools used by the sgrascini, the men responsible for slaughtering animals in the Fontebranda area, as part of the various activities associated with the Wool Guild.