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Santa Caterina da Siena

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Caterina nacque in Fontebranda il 25 marzo 1347 da Jacopo Benincasa, tintore, e da Lapa Piagenti, lavandaia. Penultima di ventiquattro figli, a sedici anni entrò, contro il volere della famiglia, tra le mantellate del Terzo Ordine domenicano, dedicandosi immediatamente alla cura dei poveri e degli ammalati.

Le continue visioni e la vita dedicata alla caritĂ  e alle umane sofferenze suscitarono nel popolo senese sentimenti di grande ammirazione e devozione nei confronti di questa coraggiosa popolana di Fontebranda, la quale visse in prima persona le tormentate vicende politiche e religiose del XIV secolo.

Ella entrò in contatto epistolare con i regnanti e i rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche di tutta Europa. Questa importante corrispondenza è raccolta nel famosissimo Epistolario, che comprende oltre 380 lettere, non scritte materialmente ma dettate ad alcuni discepoli quali Stefano Maconi, Neri Pagliaresi, Barduccio Canigiani, Tommaso di Antonio da Siena detto il Caffarini e il notaio Cristofano di Gano Guidini.

Caterina morì a Roma il 29 aprile 1380 e, nonostante la grande venerazione di cui era stata oggetto in vita, verrà canonizzata soltanto nel 1461 dal papa senese Enea Silvio Piccolomini, Pio II.

La canonizzazione di Caterina è un avvenimento che scuoterà il mondo cristiano. Nel 1462 nascerà infatti la “Societas Sancte Caterine”; nel frattempo numerosi pellegrini iniziavano a visitare i luoghi che la videro nascere, principalmente la sua casa, trasformata in santuario dagli “habitatori” di Fontebranda, i quali la vollero subito arricchire con una delle testimonianze artistiche più alte del Rinascimento senese, la statua lignea policroma di Neroccio di Bartolomeo Landi.

La presenza e l’azione di Caterina nella vita pubblica del suo tempo furono di grande efficacia e ogni importante avvenimento politico la vide protagonista: la crociata, la crisi della Chiesa, il Papato in Avignone, lo Scisma d’Occidente, la pace tra Firenze e la Santa Sede.

Quello relativo al ritorno di Gregorio XI – francese, come tutti i suoi cardinali – in Vaticano, dopo settanta anni di esilio avignonese, è forse l’episodio che meglio ci fa comprendere l’efficacia e la forza di persuasione di Santa Caterina. Essa infatti, insieme a un gruppo di suoi discepoli, primo fra tutti il suo confessore e guida spirituale Raimondo da Capua, dopo un avventuroso viaggio durato due settimane e dopo un soggiorno di quattro mesi, riuscirà nel suo intento di ricondurre il pontefice a Roma, nel “luogo suo proprio”, come Caterina amava definire la sede del successore di Pietro.

Il pensiero cateriniano pone al centro la dignità dell’uomo, la fede razionale caratterizzata da azione e contemplazione. La carità per Caterina non conosce limiti ed è solo con questo mezzo che l’uomo si può avvicinare a Dio, il quale ha creato gli uomini perché solidarizzino gli uni con gli altri.

Il 18 giugno 1939 Santa Caterina da Siena verrà proclamata patrona d’Italia, insieme a San Francesco d’Assisi; il 3 ottobre 1970 il pontefice Paolo VI la nominerà Dottore della Chiesa, mentre il 1 ottobre 1999, l’ultimo atto di un secolare caritatevole percorso di accesa passione e di amore in Cristo, di devozione e di immensa fede, Giovanni Paolo II la proclamerà compatrona d’Europa.