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I Drappelloni del Palio

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🎧 Si consiglia l'uso delle cuffie

Il drappellone del Palio costituisce uno dei principali oggetti del desiderio dei contradaioli che nel tempo ha avuto diversi nomi: Pallium, bravium, drappo, drappellone, mentre più di recente viene talvolta indicato dai contradaioli anche con l’affettuoso appellativo di “cencio”.

Oggi è costituito da un’asta bianca e nera, il piatto d’argento, le nappe e il drappo – con gli stessi colori – a fare da cornice sopra il dipinto che porta l’immagine della Madonna di Provenzano per il Palio di luglio e la Vergine Assunta per quello di agosto, l’araldica del Comune di Siena e i simboli delle Contrade partecipanti.

È un oggetto complesso di segni tangibili che la Contrada vincitrice smembra nelle sue parti, un po’ come accadeva nell’alto medioevo al corpo dei santi, spartiti come reliquie: il dipinto nel museo della Contrada, il piatto d’argento torna al Comune, l’asta al capitano vittorioso, le passamanerie bianche e nere ai mangini, la traversina in legno al Governatore.

Nel 1657 per la prima volta appare nel drappellone la Madonna di Provenzano; il primo tra quelli conservati, del 1719, è nella Contrada dell’Aquila. Non se ne hanno di più antichi in quanto, di volta in volta, venivano riutilizzati prevalentemente per scopi liturgici.

L’iconografia devota prese la sua parte fissa e definitiva agli inizi del Settecento. La Madonna Assunta apparve infatti sul drappellone d’agosto nel 1701 come tipo iconografico fisso, Palio corso per la prima volta in agosto per volontà dell’Oca. Anche la lunghezza del drappo dipinto trovò le sue misure attuali nella prima parte dello stesso secolo.

A partire dal 1889 appaiono invece rappresentati in modo definitivo gli stemmi delle Contrade che proprio in quell’anno avevano ricevuto da Umberto I, con decreto ufficiale della Consulta Araldica, il privilegio di aggiungere elementi araldici di Casa Savoia U e M a ricordo della visita dei reali del 1887.

Dal 1910 fu poi bandito il concorso per la scelta dei pittori che venivano scelti tra gli allievi dell’Istituto d’arte tra cui Aldo Piantini, Vittorio e Umberto Giunti, Primo Lavagnini, Dino Rofi, Guido Masignani, Bruno e Aldo Marzi, molti dei quali dettero vita al cosiddetto stile “Panforte” con una particolare iconografia tra neogotico, Purismo e Liberty.

La grande innovazione nella pittura del drappellone avverrà nel 1969 quando fu deciso di ricorrere, dopo quasi tre secoli di consuetudine locale, anche ai pittori “forestieri”. Questo radicale cambiamento ha prodotto di sicuro l’opportunità per la città e le sue Contrade di poter ospitare nei propri musei opere d’arte contemporanea anche di grande interesse e valore.

Alcuni tra i principali artisti, a partire dal drappellone per il Palio straordinario vinto dall’Oca nel 1969 dipinto da Mario Bucci detto Marte: Maccari, Guttuso, Vespignani, Dova, Attardi, Adami, Carmassi, Cassinari, Caruso, Paladino, Tadini, Hassoun, Fromanger, Alinari, Tanganelli, Botero, Tilson, Mitoraj, Luzzati, Teccani, Salvo, Folon, Lionni, Chia, Tadini, Attardi, Jm Dine, Milo Manara, Lodola, Nespolo e moltissimi altri di grande valore.

Il primo dei sessantotto drappelloni tra quelli conservati dall’Oca, il numero maggiore di ogni altra Contrada, è del 1789; l’ultimo è del 3 luglio 2025, dipinto da Riccardo Manganelli.