Oca, Memoria Viva
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Sala del Risorgimento con il drappellone dell’ultima vittoria

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Questo primo ambiente del museo, oltre al drappellone dell’ultima vittoria conquistata il 3 luglio 2025 dal capitano Duccio Cottini con il fantino Giovanni Atzeni detto Tittia e il cavallo Diodoro, raccoglie alcune testimonianze riguardanti il periodo risorgimentale della Contrada.

Fin dagli anni Trenta dell’Ottocento, quando per il Palio “appariva la bandiera dell’Oca tricolore”, scoppiavano gli applausi e un grande entusiasmo tra la folla. Addirittura, per il Palio di agosto del 1832, nonostante avesse vinto l’Oca, “le bandiere non si erano fatte uscire da Fontebranda perché si ha paura che siano l’occasione di una grande dimostrazione di popolo”.

Per ragioni di ordine pubblico non fu addirittura corso il Palio del 2 luglio 1848 e la somma necessaria venne destinata ai combattenti di Curtatone e Montanara ancora schierati al fronte. Nonostante il tricolore dell’Oca risultasse sempre più identificato con la causa nazionale, il 27 ottobre dello stesso anno l’Oca accolse ugualmente con grandi onori la Granduchessa di Toscana, rifugiatasi a Siena per sfuggire alla rivoluzione.

L’atmosfera divenne però incandescente l’anno successivo, in occasione del Palio straordinario del 21 ottobre 1849 indetto per l’inaugurazione della linea ferroviaria Siena – Empoli. Scoppiarono infatti numerosi tumulti perché gran parte del popolo diceva che il “Palio lo deve vincere l’Oca tricolore” e non la Tartuca o l’Aquila, che avevano stemmi e colori asburgici.

L’alfiere dell’Oca Daradì, detto Daradà, durante la sbandierata di fronte al balcone del Casino dei Nobili, dove era affacciata la famiglia granducale, lanciò la bandiera così in alto che il Granduca fu costretto a seguirla con gli occhi, mentre la moglie gettò una rosa all’alfiere dell’Oca. Il gesto del sovrano e della moglie furono interpretati come un saluto al tricolore.

L’Oca vinse il Palio ma scoppiarono immediatamente disordini, furono arrestati numerosi contradaioli e i tumulti si estesero a tutta la città. Da allora, per dieci anni, nel giubbetto del fantino dell’Oca il colore rosso fu sostituito con il rosa.

In questa saletta sono conservati i drappelloni del 1849 e del 1858, il giubbetto con il colore rosa, quello indossato dal fantino Leggerino nei Palii del 1881 e del 1885 e quello del fantino Massimiliano Garuglieri detto lo Storto nel Palio del 16 agosto 1846.

Sulla destra si trova inoltre un acquerello con una rara testimonianza della divisa militare della comparsa dell’Oca che, nel periodo risorgimentale, fu indossata anche dalle altre Contrade.