Oca, Memoria Viva
Oca, Memoria VivaAudioguida
/
14

Gli Ocaioli e Santa Caterina

00:0004:17

🎧 Si consiglia l'uso delle cuffie

L’Oca è l’unica Contrada ad avere il Santo protettore nato e vissuto nel proprio territorio e molte donne dell’Oca ancora oggi portano il nome Caterina. Pur ricoprendo un ruolo fondamentale nella storia religiosa e politica ed essendo Patrona d’Italia, Dottore della Chiesa e Compatrona d’Europa, per gli ocaioli Caterina è nel loro cuore come una fanciulla nata in Fontebranda e alla quale sono profondamente devoti. A lei non a caso si rivolgono sempre in modo diretto, invocandone la protezione come se fosse una persona di famiglia.

La devozione verso Caterina, anche dei contradaioli meno religiosi o agnostici, è anche la forma più alta della fedeltà verso la storia e la stessa identità degli ocaioli. Questo spirito che anima il culto della gente dell’Oca per la sua Santa, fatto di gelosa autonomia e di orgoglio contradaiolo, prosegue ancora oggi immutato, anche nelle forme.

Dal Cinquecento, infatti, al termine della Festa Titolare della Contrada, una grande processione formata dalla Comparsa dell’Oca con bandiere e tamburi e da centinaia di uomini e donne percorre le vie cittadine con il busto d’argento e con una reliquia di Caterina. Alla processione partecipano anche i bambini che recano un giglio, uno degli attributi della Santa, e a turno una fanciulla partecipa con l’abito delle terziarie domenicane come indossava Caterina.

Al termine, al suono dell’inno dell’Oca, viene infine impartita la benedizione e tutti gli ocaioli baciano la sacra reliquia. È inoltre antica tradizione che ogni anno, in occasione della Festa Titolare, un paggio della Comparsa dell’Oca, durante “il Giro” per le vie della città, distribuisca alle persone che assistono al corteo un sonetto redatto in onore a Santa Caterina.

Come è noto, il barbero, il cavallo da corsa avuto in sorte per il Palio, viene custodito amorevolmente dal barbaresco nella stalla della Contrada. Accanto all’immagine del protettore ufficiale degli animali, Sant’Antonio Abate, figura naturalmente in bella evidenza anche quella di Santa Caterina e, sempre della Santa, viene applicata un’immagine all’interno dello “zucchino”, il casco di protezione indossato dal fantino dell’Oca durante la corsa del Palio.

La protezione di Caterina viene naturalmente invocata anche per il Palio e, in particolare, in occasione della benedizione del cavallo. Anche in questo caso sia il “barbero” che il fantino saranno benedetti e “toccati” con la reliquia della Santa.

Nell’oratorio si tengono le celebrazioni della Festa Titolare, i matrimoni degli ocaioli, la veglia funebre di quelli scomparsi e molte, molte altre cerimonie.

Sulla “confidenza” che gli ocaioli hanno sempre avuto con la Santa si segnalano due episodi riguardanti un vecchio correttore, il popolare Monsignor Duilio Bani, avvenuti negli anni Sessanta del secolo scorso.

Una mattina verso le nove, mentre il sacerdote stava fumando il suo immancabile sigaro nei pressi dell’oratorio, gli si avvicinò una straniera la quale, con grande gentilezza ma con un italiano incerto, gli chiese dove fosse Santa Caterina. Don Duilio la guardò e, brontolando, le disse: “Dove vuole che sia a quest’ora? Sono le nove, sarà a fare la spesa”.

L’altro episodio, sempre riguardante lo stesso correttore, avvenne la sera del Palio del 1961, quando vinse il Palio la nostra avversaria. Tutta la Contrada era evidentemente addolorata e, non sapendo come sfogare la sua tristezza, Don Duilio entrò nell’oratorio con fare minaccioso, come se in qualche modo ritenesse la Santa responsabile dell’accaduto.

Si rivolse alla Santa e le disse: “Noi s’è perso il Palio, ma te stasera stai al buio!”. Spense tutte le candele, chiuse la porta e uscì dalla chiesa.